L’unica crisi pericolosa

7 maggio 2012 Nessun commento


Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà violenta il suo stesso talento
e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
Invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

(tratto da “Il mondo come io lo vedo”, 1931 – Albert Einstein)

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INTEGRITA’

3 aprile 2012 Nessun commento


A ferragosto, senza clamore, come era nel suo stile, asciutto e severo, Pino se n’è andato.
Quando una persona se ne va viene spontaneo chiedersi dove va.

Per Pino voglio pensare che sia partito per una delle sue escursioni in montagna, alla ricerca di quella neve polvere su cui far scivolare gli sci dopo una impegnativa salita con le pelli di foca.

E’ con la neve che è cominciata la nostra amicizia a Misurina, io sono un giovane maestro di sci che alle 9 e 30 del mattino aspetta infreddolito i primi clienti allo skilift di Pian degli Spiriti, sotto i Cadini, e vedo scendere una coppia in neve fresca, Giovanna e Pino, che si tolgono gli sci e li ripongono nel pullmino Volkswagen.
Chiedo loro come mai mettevano via gli sci a quell’ora, e Pino mi risponde “Si,si, troppa gente adesso, abbiamo dormito qui dentro (nel mitico pullmino) poi alle 4 e 30 siamo saliti sul Cadin della Neve con le pelli di foca, abbiamo fatta una bella discesa, ora torniamo a casa.”

Un giorno nel settembre del 1980 Pino mi chiese di accompagnarlo a Treviso come suo consulente informatico ad una riunione di Notai; passando in auto davanti alla sua casa natale a Porto Buffolé, mi parlò brevemente della guerra, senza enfasi, voleva condividere delle emozioni, di quando, molto giovane aveva dovuto prendere decisioni vitali per sé e per gli altri che da Lui dipendevano.
Gli chiesi allora in che anno era nato, mi rispose “nel 1921″ e io d’impulso risposi “come mio papà”.

Si creò un silenzio strano, io pensai che avevo detto qualcosa di fuori posto, evidenziando che Pino aveva il doppio dei miei anni, e che poteva essere mio padre, quel papà che avevo perso da poco.
Invece il nostro legame si rafforzò.

Ci separavano quasi 30 anni, e quando nel 1982 entrai nel Rotary cittadino di cui Pino era stato Socio Fondatore, alla sua benevola imposizione di dargli del “tu” feci davvero tanta fatica.

A dimostrazione che l’amicizia non ha età, dieci anni dopo, una sera, vedendomi più serio del solito mi chiese:
” Danilo, hai dei problemi? Sono di natura finanziaria? Un tanto (e buttò lì una cifra davvero importante) potrebbe aiutarti?”
Ancora una volta mi aveva colto di sorpresa, andando subito al sodo, fidandosi completamente della mia capacità di restituire negli anni quella cifra, fidandosi delle mie capacità di innovatore, di cui io stesso ormai dubitavo.
Il progetto che avevo iniziato, in cui avevo investito tutte le mie risorse sembrava essere troppo grande in assoluto, e troppo grande per la nostra piccola azienda di software; ma con l’aiuto dei miei sponsors, Pino, Vittorio e Maria Vittoria, ce l’abbiamo fatta.
Nel 1992 la mia vita, quella della mia famiglia, quella dei miei collaboratori poteva prendere tutta un’altra piega.
E’ stata per me una lezione indimenticabile! E che soddisfazione qualche anno dopo poter onorare quel prestito!

Parlava poco Pino, ma sapeva essere un oratore straordinario, toccanti i suoi discorsi in occasioni di celebrazioni; in uno di questi, al pranzo che ogni 31 dicembre organizzava per il suo team ed i suoi partner più stretti, usò la metafora dell’aquila che, ancorchè vecchia e stanca trovava le forze per riprendere il volo più in alto di prima, aprendosi a nuovi orizzonti per lei e per gli altri.
Ci commosse tutti!

Giovanna era come Lui, di poche parole dirette e sincere. Orgogliosa di essere una contadina attiva, con i calli sulle mani.
Straziante il dolore di Pino, quando lo raggiunsi a Sillian, in Austria, appena saputo dell’incidente a Giovanna.
Erano andati a raccogliere i mirtilli rossi quando uno sciame di vespe attaccò Giovanna provocando lo shock anafilattico; neanche il tempo di arrivare al camper per iniettarle l’antidoto!

Nel suo ambiente, il notariato, era un personaggio scomodo, troppo diretto, troppo sincero, troppo integro!
Molti invidiavano il suo successo, frutto dell’impegno costante, della serietà, dell’affidabilità, della fiducia che ispirava, della competenza pratica e della capacità di organizzare ed innovare, di guardare avanti, di investire rischiando!
Era un esempio, e perciò era difficile confrontarsi con lui, cosicchè per molti era più comodo sminuirne il valore.

Come quando si dimise dal Rotary che secondo Lui non rispecchiava più i valori ed i principi dei fondatori, era il 1997.
Pino non dava consigli non richiesti, ma qualche mese dopo le sue dimissioni mi chiese “Ma tu cosa ci fai ancora lì?”
E una sera mi resi conto che aveva perfettamente ragione e diedi le dimissioni.
Ora so che non c’era congruenza e questo mi faceva soffrire, ma non avevo capito cos’era che non funzionava. Pino lo sapeva.
Era un problema di integrità.
Molto tempo dopo in Svizzera, durante un seminario, un esercizio in pubblico con Robert Dilts diede sostanza e consapevolezza al fatto che gli attacchi alla mia integrità, esterni o interni, erano la fonte di gravi danni e patologie.
L’integrità è un valore primario, e Pino con il suo esempio è stato il Mio maestro.

Sono sicuro Pino, che lì dove sei, hai trovato Giovanna e avete già preparato le pelli di foca per nuove meravigliose escursioni!

Ciao Pino,
E’ stato un onore essere tuo amico.

Lo splendore dellʼamicizia
non è la mano tesa,
né il sorriso gentile,
né la gioia della compagnia:
è lʼispirazione spirituale quando scopriamo
che qualcuno crede in noi ed è disposto a fidarsi di noi.

(R. W. Emerson)

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PER NON INVECCHIARE

28 marzo 2012 Nessun commento

Signore, fa che io sia del mio tempo, e non della mia età.

Che non mi affezioni alle idee, come un avaro al suo gruzzolo,
ma ne controlli frequentemente la validità, e soprattutto,
ne assicuri costantemente la convertibilità.

Aiutami a non prendermi troppo sul serio.
A sorridere dei miei successi come dei miei fiaschi.
Fammi guardare con simpatia a ciò che fanno gli altri,
specialmente se tentano qualcosa a cui io non avevo mai pensato,
oppure si avventurano in territori dove io non mi sono mai arrischiato.

Che sappia comprendere più che giudicare.
Apprezzare più che condannare.
Incoraggiare più che diffidare.
Fa che resista alla tentazione di raccontarmi.
Fammi capire che è importante ciò che faccio oggi,
non ciò che ho fatto dieci anni fa.
E che gli altri hanno diritto di avere da me ciò che sono,
non ciò che sono stato.
Signore impedisci che faccia l’abitudine a me stesso.
A quel me stesso solito che conosco anche troppo bene
e che ormai tendo ad accettare o sopportare
come si accetta o sopporta un vecchio conoscente.

Devo “sorprendermi”.
Devo obbligarmi ogni giorno a riconoscermi “Nuovo, Diverso, Inedito”.
Devo impararmi “Sconosciuto”.
Devo accettarmi “Altro”.
Devo esplorarmi al di là dei confini abituali.
Devo accogliermi “Inaspettato”.
Devo frequentarmi “Insolito”.

(Anonimo Francese)

inviato da Anna Paola F.

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Non smarrite il cuore

27 marzo 2012 Nessun commento

Amici miei, non smarrite il cuore.

Noi siamo stati fatti per questi tempi.
Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi e con ragione.
Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi.
Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata
per il degrado ultimo di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni.
Il prestigio e la presunzione alle quali alcuni si sono ispirati nell’approvare atti efferati
contro bambini, vecchi, la gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato.
Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito
piangendo questi tempi difficili. Soprattutto non perdete la speranza.
Specialmente perché siamo stati fatti per questi tempi. Sì. Per anni abbiamo imparato,
praticato, ci siamo allenati proprio in attesa d’incontrarci esattamente sul campo di questo impegno…

Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare
quando ne vedo una. In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche
più capaci di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate
e capaci di inviarsi segnali l’un l’altra come mai nella storia dell’umanità…

Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua.
Anche se la vostra superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione,
vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo
provengono da una foresta più grande.
E’ risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto.

In ogni periodo buio c’è la tendenza a perdersi d’animo per quanto è sbagliato o non guarito nel mondo.
Non focalizzatevi su questo.
C’è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata,
su ciò che non può ancora esserci. Non focalizzatevi lì.
Questo è mancare il vento e non alzare le vele.
Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora.
Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così più incontreremo grandi anime che ci saluteranno,
ameranno e guideranno, e le riconosceremo quando compariranno.

Non avevate detto di credere?
Non avevate detto di ascoltare una voce più grande?
Non avevate chiesto la grazia?
Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande?
… Il nostro compito non è quello di fermare il mondo intero tutto in una volta,
ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d’azione.

Ogni piccola e pacifica cosa che un’anima può fare per aiutare un’altra anima,
per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d’immenso aiuto.
Non ci è dato sapere quale sarà l’azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole.
Ciò di cui c’è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo,
aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione.
Sappiamo che non tocca a tutti sulla Terra portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo
e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda, o alla centesima raffica di vento.
Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire
in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima.
Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro.
La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato.
Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi, essere tenaci e mostrare compassione
verso gli altri, sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità.
Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente.
Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare.

Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati.
Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita,
ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione.
Non gli permetto di mangiare nel mio piatto. Il motivo è questo: fin nelle ossa so una cosa, come la sapete voi.
Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra,
di chi siete al servizio e chi vi ha mandato qui.
Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre:
sono parole e azioni dell’Uno che ci ha portati qui.
Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete:

“Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro.
Ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite”.

Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da chi voi venite
e perché siete venuti su questa bellissima e necessaria Terra.

Clarissa Pinkola Estes – Autrice del best seller “Donne che corrono coi Lupi”

Inviato da Gabriella

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The Noah’s Ark

2 marzo 2012 Nessun commento

After giving it a lot of thinking, I made up my mind and decided to go to California, destination Santa Cruz, to attend the NLP University with Robert Dilts and Judith DeLozier. My goal was to get the knowledge and skills to become an NLP Trainer, having as mentors two great teachers like Robert and Judith. I read all the books written by Robert, and there are so many, and I attended in the past few of his seminars that significantly helped me in becoming a better person and a coach. Regarding Judith, I had just heard many enthusiastic comments from people who attended the NLP courses, among them my good friend Martina. So, I called Martina to inform her about my decision of leaving for the Santa Cruz Campus. And became a student again.

Martina was very encouraging and she gave me, among the others, one very good advice that got my attention.

She told me about the secret friend, one of the NLPU tradition. She didn’t get into details, but she told me to bring a present with me, something that at the end of my journey I had to gift to my Secret Friend.

Just one month before leaving, I was strolling around in the city centre of Pordenone, the small town where I live, and I recalled Martina’s advice.

I went to one of my favourite shops in town, and after a little while I was attracted by an object depicting the Noah’s Ark, with an elephant, a giraffe and an hippo getting inside the Ark. Instinctively, I bought it, making sure that it was carefully wrapped, since it was so fragile. And I walked out, not knowing why I had chosen it.

And here we are, first day at school: sixty students coming from all over the world, different ages, languages, cultures, all excited for the beginning of this new journey, some of them at the beginning of a new stage of their life, some of them living their biggest dream.

After the introduction of the teachers, the staff and the home’s rules, we are asked to write our name on a small piece of paper called fish. After putting all these pieces of paper in a basket, one of Robert’s assistant asked us to pick one of them with the name of one of the students that we had to keep for ourselves, like a secret, till the end of the course. That person will be our Secret Friend.

My secret friend’s name is Hiroe: she is a sweet lady from Hiroshima, Japan. My task will be to support her journey, with thoughts, small items, creative ideas, without her knowing where the support comes from. After couple of days, I made sure that the Noah’s Ark was delivered to Hiroe, and with maximum discretion I observed her reaction while she was opening her gift.

She was obviously surprised and she struggled — I could tell from the amazed look in her face — to understand what was the meaning of that gift.

I was puzzled myself: I didn’t know why I gave it to her in advance and why I chose it in the first place. But I sensed there must be a good reason, a good intention.

Time goes by, and as we get close to the end of this training I realize how blessed I am, that I am meeting so many wonderful persons, persons that are unfolding their stories, their lives, and that are sharing with me their missions, dreams, visions, skills, fragilities, qualities like passion and compassion, creativity and persistency.

That has been made possible thanks to this special surrounding built by the NLP founders, that allow all the emotions to reveal themselves in this safe environment.

I start understanding the true meaning of the NLP mission Create a world to which people want to belong.

And this morning, meditating on the top of the hill that overlooks the bay of Santa Cruz and the Pacific Ocean, I finally understood the true meaning of the Noah’s Ark.

The NLP University is the Noah’s Ark that sixty persons have boarded coming from every hidden place in this planet, answering the call of its mission, to learn, share and live for three weeks a new, inspirational experience, as if this environment, so different from the real world that we experience every day, wasn’t real at all.

Instead, this world is absolutely real, it’s more real than anything else, it’s a sure sigh that despite different languages, religions and cultures people moved by a true feeling of brotherhood and respect, from the curiosity and desire of become better, to define their missions, to make their dreams come true…well, they can live their experience fully with joy and love, that kind of unconditional love that gives happiness.

Thanks Judith, thanks Robert, at the end of this beautiful journey it will be our responsibility to get off this Ark, get back to the real world and share with all the people willing to listen, open to listen, what we have learned, strong in our faith that with dedication, passion, acceptance and respect, creativity and vision we can create a world to which people want to belong.

Santa Cruz, July 2011

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L’arca di Noè

4 gennaio 2012 Nessun commento

Avevo finalmente preso la decisione di partire per la California, destinazione Santa Cruz, per frequentare il corso alla NLP University con Robert Dilts e Judith Delozier. Obiettivo acquisire le competenze per diventare NLP Trainer, con maestri due colonne della Programmazione Neuro Linguistica come Robert e Judith.
Di Robert ho letto quasi tutti i libri, e sono tanti, e ho partecipato a diversi seminari che hanno contribuito significativamente alla mia crescita come persona e come coach.
Di Judith avevo solo sentito parlare in termini entusiastici da chi aveva partecipato ai suoi corsi alla NLPU, tra cui la mia amica Martina.

Così ho chiamato Martina per informarla di questa decisione di ritornare studente e partire per il Campus di Santa Cruz.
Martina fu prodiga di consigli tra i quali uno mi colpì in particolare.
Mi raccontò di una tradizione della NLPU chiamata The Secret Friend. Non mi spiegò in dettaglio in cosa consistesse questo rituale, ma mi consigliò di portarmi dall’Italia un oggetto, un presente da donare al termine dell’esperienza al mio Secret Friend.

Quando mancava poco più di un mese alla partenza, passando per il centro storico di Pordenone, mi ritornò in mente il consiglio di Martina. Entrai nel mio negozio di oggettistica preferito e mi guardai intorno curioso. Fui attratto da una rappresentazione in porcellana dell’Arca di Noé, con le teste di alcuni animali (un elefante, una giraffa, un ippopotamo) che entravano nell’arca.
D’istinto scelsi quel pezzo, lo feci imballare accuratamente, vista la sua fragilità, e uscii soddisfatto dal negozio, anche se non avevo assolutamente idea del motivo per cui avevo scelto proprio quell’oggetto.

Ed eccoci al primo giorno di… scuola: sessanta studenti provenienti da ogni parte del mondo, di età, religione, lingua e culture diverse, eccitati dall’inizio di una nuova avventura, per molti di fatto l’inizio di una nuova fase della loro vita, per altri la concretizzazione di un sogno.

Dopo le presentazioni dei docenti, dello staff, delle “regole della casa”, insomma dei preliminari, viene chiesto a ciascuno di scrivere il suo nome su un quadrato di carta colorato detto “fish”. I quadrati di diversi colori vengono deposti in un cesto dopodiché un assistente fa pescare a ciascuno dei presenti un fish con il nome di un altro partecipante che dovrà rimanere segreto per tutta la durata del corso, la persona indicata nel fish pescato sarà il Secret Friend.

Il mio Secret Friend si chiama Hiroe ed è una graziosa signora giapponese di Hiroshima, vedova con due figli. Il mio compito sarà quello di supportarla durante tutto il corso, con pensieri, piccoli oggetti, idee creative, ovviamente senza che risulti palese da chi deriva questo supporto.
Dopo un paio di giorni faccio pervenire in modo discreto ad Hiroe l’Arca di Noé portata dall’Italia e con altrettanta discrezione osservo la sua reazione all’apertura del contenitore: è di stupore ovviamente e le si legge chiaramente in viso il tentativo di comprendere il significato di quello strano presente.

Anch’io sono perplesso: mi chiedo perché ho anticipato il presente che dovevo consegnare a fine corso e perché ho scelto quell’oggetto: di certo mi dico é stato il mio intuito a farlo e avrà una buona “intenzione”.

I giorni passano velocemente, mi rendo conto via via della fortuna che ho avuto a partecipare a questo training, quante persone fantastiche sto conoscendo, persone che pian piano svelano le loro storie, le loro missioni nella vita, sogni, nostalgie, visioni, abilità, fragilità, qualità come passione e compassione, creatività e determinazione.
Il tutto é reso possibile da un contesto, creato dai fondatori della NLPU, che permette a tutte queste emozioni di esprimersi in un ambiente “sicuro”.

Incomincio così a capire il significato della missione della NLPU “Creare un mondo al quale le persone e desiderino appartenere”… e questa mattina presto, meditando sulla collina del campus che si affaccia sulla baia di Santa Cruz e sull’oceano Pacifico, ho realizzato il significato dell’oggetto di porcellana acquistato a Pordenone.

La NLPU è l’Arca di Noé su cui questo giro sono saliti sessanta individui giunti da ogni parte del pianeta, rispondendo alla chiamata della sua missione, per apprendere, condividere, vivere, per tre settimane, fuori dal mondo conosciuto prima, un’esperienza nuova e illuminante, come se questo contesto, questo micromondo non fosse reale.

Invece questo mondo é assolutamente reale, é la prova vissuta che a differenza di lingue, religioni e culture profondamente diverse le persone animate da uno spirito di fratellanza universale, di rispetto reciproco, di curiosità per le diversità, di desiderio di crescere come persone, di definire la propria missione, di realizzare i propri sogni in modo ecologico, possono vivere compiutamente la loro esperienza umana con gioia ed amore, quell’amore incondizionato che regala la felicità.

Grazie Judith, grazie Robert, al termine di questa magnifica esperienza sarà nostro compito e responsabilità scendere dall’Arca, tornare nel mondo “reale” e condividere con tutte le persone di buona volontà quanto abbiamo appreso, certi che è possibile, con l’impegno, la passione, la tolleranza, il rispetto, la creatività, la visione, creare un mondo al quale le persone desiderino appartenere.

Danilo Balbinot

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Colui che vede

3 gennaio 2012 Nessun commento

Ti narrerò un antico racconto Sufi…

Un re disse ai saggi che aveva a corte:
“Voglio farmi fare un anello bellissimo. Possiedo uno tra i diamanti più belli e voglio incastonarlo in un anello.
E nell’anello voglio tener nascosto un messaggio che mi possa essere utile in un istante di assoluta disperazione.
Dev’essere un messaggio brevissimo, in modo che lo possa nascondere sotto il diamante, all’interno dell’anello stesso”.

I saggi di quel re erano tutti grandi studiosi, uomini in grado di scrivere profondi trattati, ma dare al re un messaggio di non più di due o tre parole, in grado di aiutarlo in un istante di assoluta disperazione… pensarono e scrutarono nei loro testi, senza riuscire a trovare nulla di nulla.

Il re aveva un vecchio servitore, per lui era quasi un padre – era già stato al servizio di suo padre.
La madre del re era morta giovane e quell’uomo lo aveva accudito, pertanto il re non lo considerava un semplice servo, provava per lui un profondo rispetto.
Quel vecchio gli disse: “Io non sono un sapiente, un uomo colto, uno studioso; ma conosco quel messaggio – poiché esiste un unico messaggio.
Quelle persone non te lo possono dare; solo un mistico potrebbe, un uomo che ha realizzato il proprio essere.
“Nella mia lunga vita qui a palazzo ho incontrato ogni sorta di persone, e una volta anche un mistico.
Anche lui era ospite di tuo padre e io ero stato messo al suo servizio.
Quando è ripartito, come ringraziamento per tutti i miei servigi, mi ha dato questo messaggio…” e il servitore lo scrisse su un pezzettino di carta, lo piegò e disse al re:
“Non leggerlo, tienilo semplicemente nascosto nell’anello.
Aprilo solo quando ogni altra cosa si sarà rivelata un fallimento; aprilo solo quando senti di non avere più alcuna via d’uscita”.
E quel momento venne ben presto.
Il paese fu invaso e il re perse il suo regno.
Stava fuggendo con il suo cavallo per salvarsi la vita e i cavalli dei nemici lo inseguivano. Era solo, i nemici erano tanti.
A un certo punto il sentiero di fronte a lui terminò, si trovava in una gola cieca: di fronte a lui c’era un baratro, caderci dentro avrebbe significato una morte certa.
Non poteva neppure tornare indietro: i nemici gli erano alle calcagna e già poteva sentire lo scalpitare e i nitriti dei loro cavalli.
Non poteva più avanzare e non poteva prendere un’altra strada…
All’improvviso si ricordò dell’anello.
Lo aprì, prese quel rotolino di carta e lesse un messaggio il cui valore era veramente prezioso, diceva semplicemente:
“Anche questo passerà”.
Sul re discese un profondo silenzio, mentre quella frase penetrava in lui: “Anche questo passerà”… e passò!
Tutto passa, in questo mondo nulla permane.
I nemici che lo stavano inseguendo si perdettero nella foresta, presero un altro sentiero; pian piano lo scalpitare dei loro cavalli si allontanò e scomparve.
Il re provò una profonda gratitudine per il suo servitore e per quell’ignoto mistico. Quelle parole si rivelarono miracolose.
Ripiegò il foglietto, lo rimise nell’anello, ricostruì il suo esercito e riconquistò il regno.

E il giorno in cui rientrò nella capitale, vittorioso, mentre tutti inneggiavano a lui e lo festeggiavano con musiche e danze, e lui si sentiva al settimo cielo per la felicità e l’orgoglio di quella conquista…

Di fianco al suo cocchio camminava il vecchio servitore, che gli disse:
“Anche questo è un momento adatto per leggere un’altra volta quel messaggio!”
Il re disse: “Cosa vuoi dire? Adesso sono un vincitore, il popolo mi sta festeggiando. Non sono affatto disperato, non sono in una situazione senza vie d’uscita”.
E il vecchio gli disse: “Ascolta. Ecco cosa mi disse quel mistico: questo messaggio non serve solo nei momenti di disperazione, serve anche quando si è alle stelle per la felicità.
Non serve solo quando si è sconfitti; è utile anche quando si è vincitori – non solo quando ti trovi in fondo a un vicolo cieco, ma anche quando sei in cima a una vetta”.
Il re aprì di nuovo l’anello, lesse il messaggio: “Anche questo passerà”, e all’improvviso la stessa pace, lo stesso silenzio, tra quella folla che festeggiava e lo inneggiava, che danzava intorno a lui… ma ogni orgoglio, l’ego se n’erano andati.
Tutto passa.
Il re chiese al vecchio servitore di salire sul cocchio e di sedere vicino a lui e gli chiese: “C’è qualcos’altro? Tutto passa…
il tuo messaggio mi è stato di immenso aiuto”.
E il vecchio disse: “La terza cosa che quel santo mi disse è questa: “Ricorda, tutto passa. Tu solo permani sempre; tu resti in eterno, in quanto testimone”.
” Tutto passa, ma tu rimani. Tu sei la realtà; tutto il resto non è altro che un semplice sogno. Ci sono sogni meravigliosi, e ci sono incubi terribili… ma non importa che si tratti di un sogno magnifico o di un incubo terrificante; ciò che conta è colui che osserva il sogno.

Colui che vede è l’unica realtà.

Osho

Inviata da Valeria

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L’insegnamento ricevuto

23 novembre 2011 Nessun commento

Insegnerai a volare,
ma non voleranno il tuo Volo.

Insegnerai a sognare,
ma non sogneranno il tuo Sogno.

Insegnerai a vivere,
ma non vivranno la tua Vita.

Ma in ogni Volo,
in ogni Sogno
e in ogni Vita,
rimarrà per sempre l’impronta
dell’insegnamento ricevuto.

Madre Teresa di Calcutta

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Unisciti a chi procede a testa alta

16 novembre 2011 Nessun commento

Unisciti a coloro che non hanno mai detto:
“basta, bisogna fermarsi qui.”

Perché così come all’inverno fa seguito la primavera, niente può finire,
e la strada del guerriero è un cammino senza fine.
Una volta raggiunto l’obiettivo,
egli incontra una nuova sfida e deve ricominciare di nuovo,
usando sempre tutto ciò che ha appreso mentre camminava.
Unisciti a coloro che cantano, raccontano storie,
si godono la vita e hanno la gioia negli occhi.
Perché la gioia è contagiosa, e riesce sempre a impedire
che gli uomini si lascino paralizzare dalla depressione,
dalla solitudine e dalle difficoltà.
Unisciti a chi procede a testa alta,
anche se ha gli occhi pieni di lacrime.

IL GUERRIERO DELLA LUCE – Paulo Coelho

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Lasciar andare

6 settembre 2011 Nessun commento

Lasciar andare non significa smettere d’aver cura, ma comprendere che non si può agire al posto degli altri…


Lasciar andare non è chiamarsi fuori, ma rendersi conto che non si possono controllare gli altri.



Lasciar andare non è far sì che gli altri imparino dalle naturali conseguenze dei loro atti, ma permettere loro di farlo.



Lasciar andare non è un’ammissione d’impotenza, ma comprensione che il risultato non dipende da noi.



Lasciar andare non è biasimare gli altri o cercare di cambiarli, ma tirar fuori il meglio da se stessi.



Lasciar andare non è giudicare, ma permettere agli altri di essere umani.



Lasciar andare non è mettersi in mezzo a dirigere tutto ma permettere agli altri di compiere i loro destini.



Lasciar andare non è non essere protettivi, ma permettere agli altri di affrontare la realtà.



Lasciar andare non è negare, ma accettare.

Lasciar andare non è brontolare, rimproverare o discutere, ma vedere i propri difetti e correggerli.



Lasciar andare non è conformare ogni cosa ai propri desideri, ma prendere ogni giorno come viene avendo cura di se stessi.



Lasciar andare non è criticare o mettere a posto gli altri, ma cercar di diventare ciò che si aspira ad essere.



Lasciar andare non è piangere sul passato, ma crescere e vivere per il futuro.



Lasciar andare è aver meno paura e amare di più.



«Amare è lasciar andare la paura».

Preghiera Buddista
Inviata da Emanuela Mazza

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